I trei eroi du popolo zeneise (1847 c.)

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

I trei eroi du popolo zeneise (1847 c.)

Tecnica e misure:

cm. 36,5x28.50

Al centro è raffigurato Balilla, sul mortaio, che issa la bandiera genovese. Ai lati, Pittamuli e Giovanni Carbone.
Area tematica: L’insurrezione genovese del 1746 e il mito di Balilla

Il mortaio in Portoria 6 dicembre 1746

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Il mortaio in Portoria 6 dicembre 1746

Dichiarazione di Perasso detto Balilla (1847 c.)

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Titolo dell'opera:

Dichiarazione del Balilla

Autore:

Ignoto

Tipologia:

manoscritto

Epoca:

1832 - 1832 - XIX

Inventario:

105-24068

Misure:

Unità di misura: UNR; Misure mancanti: MNR

Tecnica:

inchiostro-carta

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Descrizione:

Donato al Comune di Genova nel 1906 da Edoardo Cabella, il documento attesterebbe l’identità del celebre “Balilla”, il ragazzo che nel 1747, con un primo lancio di pietra contro gli austriaci, avrebbe fatto scattare la rivolta di tutti i suoi concittadini. Il testo del manoscritto è il seguente “io peraso deto u balila o in cunminciato a tirare un sascu e mi rispusero andiamo a vanti i mio sio mi dise a speta un pocu che vengo mia no portato una ban diera lo presa in mano mi sono miso a gridare andiamo avanti altra nun dico che il popolo lu sa a dio tuti”. In realtà, ad un esame più approfondito è stato possibile riscontrare che la filigrana del foglio riporta marchio di fabbrica e datazione 1832, di fatto smentendo il contenuto del documento. Documento vergato a mano con l’attestazione, in prima persona, da parte di G.B. Perasso, di essere il celebre “Balilla” cui viene ascritto l’inizio della rivolta antiaustriaca del 1747.

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Titolo dell'opera:

Genova 1746. Assalto e presa alla Porta di San Tommaso

Acquisizione:

Innocenzo Bisso 1989 - donazione

Autore:

Comotto, Giuseppe

Tipologia:

dipinto

Epoca:

1746 - 1746 - XVIII

Inventario:

89

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 86; Larghezza: 86

Tecnica:

olio su tela

Descrizione:

La Porta di San Tommaso, oggi non più esistente, sorgeva all’estremo limite occidentale fortificato della città ed era stata occupata dagli Austriaci dopo la firma della capitolazione di Genova, il 6 settembre 1746. La cacciata del nemico oltre le mura segnò il definitivo successo dell’insurrezione popolare.
Il dipinto, di gusto ampiamente popolareggiante, secondo la tradizione è stato eseguito da un coloritore locale, Giuseppe Comotto, che avrebbe assistito alla rivolta fin dalle prime fasi, che infatti figurano nell’altro suo dipinto dedicato al celebre gesto del Balilla, anch’esso esposto in Museo. Il dipinto rappresenta l'assalto e presa della Porta di San Tommaso a Genova nel 1746.

Rivolta in Portoria 5 dicembre 1746

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Titolo dell'opera:

Genova 1746. Rivolta del popolo in Portoria

Acquisizione:

Innocenzo Bisso 1889 - donazione

Autore:

Comotto, Giuseppe

Tipologia:

dipinto

Epoca:

1746 - 1746 - XVIII

Inventario:

88

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 86; Larghezza: 86

Tecnica:

olio su tela

Descrizione:

Il dipinto, di gusto popolareggiante, è la ricostruzione dell’episodio del Balilla eseguita, secondo la tradizione, da un popolano, coloritore di professione, che prese parte agli avvenimenti. Comotto, infatti, fu membro del quartiere generale del popolo che tenne il comando della città durante la sollevazione.
La testimonianza figurativa presenta la conseguenza del celebre gesto del Balilla, che, con il famoso grido di incitamento “Che l’inse?” (“Comincio?”) e lanciando per primo un sasso contro gli austriaci, condusse i suoi concittadini alla rivolta.
Il protagonista è da identificarsi nel ragazzino al centro della composizione, anche se per lungo tempo vi fu chi ritenne che fosse quello a sinistra con il coltello. Il dipinto rappresenta la città di Genova con una grande folla in rivolta.

Sarcofago di Pasherienaset

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Titolo dell'opera:

Sarcofago egizio di Pasherienaset

Acquisizione:

Emanuele N. Figari 1931 donazione

Ambito culturale:

ambito egizio

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Edfu, Egitto, VII-VI secolo a.C

Tipologia:

sarcofago

Epoca:

Età egizia tarda - 664 a.C. - 525 a.C.

Misure:

Unità di misura: cm; Larghezza: 52; Lunghezza: 175,5; Spessore: 45,5

Tecnica:

Legno- stuccatura; pittura; verniciatura

Descrizione:

Il sarcofago è di tipo antropoide, o mummiforme (ovvero che riproduce idealmente il corpo al suo interno), in legno di sicomoro e contiene la mummia del sacerdote Pasherienaset. È stato rinvenuto probabilmente a Edfu, nell'area della necropoli di Nag el-Hassaia. All'interno dello strato preparatorio non risulta inglobata la tela per coprire le giunture del legno come era tipico nei sarcofagi dell'epoca (per le analisi chimiche e strutturali cfr. inoltre: E. Franceschi, M. Nicola, G. L. Nicola, A. Chimienti, S. Coluccia, ""Indagini non-invasive XRF, rilievi tridimensionali colorimetrici e restauro di sarcofagi egizi della XXVI dinastia: due casi a confronto"", in ""VI Congresso Nazionale IGIIC – Lo Stato dell’Arte – "" Spoleto, 2 - 4 Ottobre 2008). Il manufatto è costituito da 31 elementi lignei trattenuti da cavicchi di legno e stucco. I colori sulla superficie esterna hanno subito variazioni per effetto dell’ossidazione. La superficie del sarcofago, interna ed esterna, è decorata con figure dell’iconografia religiosa funeraria tratte dal Libro dei Morti. Sul capo è scolpita una parrucca tripartita e il volto di colore verde collega il defunto al dio Osiride, dio della vegetazione e dell’aldilà. Anche la barba posticcia allude alla natura divina del defunto. Il petto è ornato da un collare-usekh, collana costituita da più pendenti ispirata al mondo vegetale e terminante in una testa di falco dipinta di rosso su ciascuna delle due spalle. Ai lati della collana, sul segmento superiore delle braccia, sono raffigurate scene di devozione a Osiride; a partire da queste scene si sviluppano, verso le spalle, delle colonne in cui sono riportate formule d’offerta funeraria. Sotto al collare si trova la dea Nut, personificazione della volta celeste (che compare anche sotto al coperchio), mentre accoglie tra le sue braccia il figlio, “l’Osiride” Pasherienaset. La superficie delle gambe è divisa in tre sezioni, di cui la centrale reca testi tratti dal capitolo 89 del Libro dei Morti, riportato in quattro colonne che si estendono fino ai piedi. Il testo auspica il ricongiungimento del ba, una delle anime dell’uomo secondo il credo egizio, al corpo; questa credenza viene riproposta nella scena che raffigura il ba in forma di uccello con testa umana nell’atto di offrire al corpo sdraiato e imbalsamato del defunto un anello-shen, simbolo di eternità. Sotto il letto sono allineati i quattro vasi canopi adibiti al contenimento delle viscere del defunto e legati ai quattro “Figli di Horo” ritratti sui coperchi. Su ciascuna delle sezioni laterali sono raffigurate, sotto una rappresentazione del cielo con stelle a cinque punte, undici figure rivolte verso la testa del sarcofago. Altre formule di offerta funeraria sono riportate sui piedi. Sotto le teorie divine, il serpente “Coda nella Bocca” rinominato in epoca romana Uroboro e simbolo dell’eterno avvicendarsi del ciclo vitale, avvolge l’intero sarcofago con il ricongiungimento delle due estremità in corrispondenza dei piedi. L’estremità del sarcofago corrispondente al capo è circondata da una ghirlanda floreale al cui interno si conserva la parte inferiore della dea Nefti con le ali spiegate e inginocchiata sull’oro nebu, garante di eternità. Sull’estremità opposta si trova la dea Iside con lo stesso atteggiamento mentre tiene in mano una piuma Maat. Sulla parte esterna dell’alveo, in corrispondenza della colonna vertebrale del defunto è tracciata una colonna-djed, ulteriore emblema del dio Osiride di cui si conservano solo parte della base e dell’estremità superiore. Ai lati del pilastro vi sono una serie di riquadri nei quali si conserva, in corrispondenza della spalla sinistra, un’altra figura di Iside con un ankh nella mano destra. Negli altri riquadri sono presenti una serie di altre divinità. Sul fondo interno del coperchio è raffigurata la dea Nut, mentre sul fondo interno dell’alveo la dea Imentet, personificazione dell’Occidente, la terra dei defunti secondo la cultura funeraria egizia.

Sarcofago e mummia di Pasherienaset

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Sarcofago e mummia di Pasherienaset

Statuetta funeraria di Pasherienaset

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Statuetta funeraria di Pasherienaset

Tipologia:

Scultura

Tecnica e misure:

Steatite bruna, h. cm 25

Descrizione:

Protagonista della sala egizia è Pasherienaset, il sacerdote vissuto in età saitica (7°- 6°sec. a.C.) di cui si conservano il sarcofago in legno dipinto e la mummia. 
Una ricerca condotta dal museo ha permesso di ritrovare sul mercato antiquario la statuetta funeraria di Pasherienaset acquisita grazie all’intervento della Fondazione “Edoardo Garrone” ed esposta dal 2006 accanto alla mummia e al corredo del sacerdote come nella sua originaria sepoltura. La statuetta raffigura il personaggio, con una voluminosa parrucca liscia e ai fianchi un corto gonnellino, nell’atto di camminare. Nell’iscrizione geroglifica incisa sul pilastro dorsale compaiono titoli sacerdotali e il nome del padre e del nonno che confermano la sua appartenenza a una dinastia di sacerdoti.

Sarcofago ligneo dipinto

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Sarcofago ligneo dipinto

Tecnica e misure:

legno

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