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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Maestro lombardo

Inquadrata in una elaborata struttura che ricorda le carpenterie in legno dei polittici coevi, questa composizione, di stile prettamente lombardo, si caratterizza per avere pressoché integralmente conservato la coloritura originale. In particolare si noti come la Madonna centrale, vestita di blu, sia attorniata da angeli vestiti nei colori delle virtù teologali: rosso per la fede, verde per la speranza, bianco per la carità.

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Manifattura inglese (Nottingham?)

Tecnica e misure:

Alabastro

Simili rilievi vennero intensamente esportati dall’Inghilterra in tutta Europa per tutto il Quattrocento. Questi presenti nel Museo documentano la diffusione anche in Liguria di questi prodotti e potevano essere collocati su una struttura in legno a formare un’ancona d’altare.
A differenza di altri casi, in questi è rimasta soltanto una traccia molto tenue della vivace policromia della quale erano solitamente rivestiti.

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Scultori lombardi attivi a Genova

Da sempre oggetto di particolare devozione in Genova, San Giorgio venne raffigurato in molti sovrapporta, quasi posti a ‘protezione’ dello spazio interno della casa. Questo fenomeno si verificò soprattutto nel Quattrocento, dopo la nascita del Banco di San Giorgio, nel 1407, reputata la prima banca al mondo. Il simbolo di San Giorgio ornò soprattutto i portali delle famiglia più potenti ed importanti della città, a partire dai Doria. In particolare, il sovrapporta MSA 527 (il primo della serie) può attribuirsi ad un autore della famiglia lombarda dei Gagini (Domenico o Giovanni), molto attiva, come molti altri scultori e architetti lombardi, nella Genova del XV e dei primi del XVI secolo.

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Scultore genovese

Tecnica e misure:

Marmo

Simone Boccanegra fu il primo doge di Genova. Eletto nel 1336 dalla fazione popolare, fu duramente contrastato dal partito aristocratico e costretto all’esilio, da cui fece ritorno per riprendere il potere.
Della sua tomba, eretta nella chiesa di San Francesco di Castelletto, faceva parte questa statua funeraria, uno dei primi capolavori della ritrattistica italiana, nella quale alla severa astrattezza del resto del corpo fa contrasto, ma in perfetto, mirabile equilibrio, la resa naturalistica del volto.

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Scultore pisano ("Maestro della tomba Fieschi")

Tecnica e misure:

Marmo

Opera di uno degli scultori pisani chiamati per realizzare la tomba monumentale del cardinale Luca Fieschi, questo dossale proveniva da una cappella della chiesa di San Francesco di Castelletto.
Raffigura probabilmente una coppia di sposi che presenta il figlio a Sant’Antonio Abate, con San Giovanni Battista e San Cristoforo ai lati.
Opera di alta qualità, anche nell’uso attento e raffinato dei diversi strumenti della scultura, fra i quali il trapano, mostra il retaggio della lezione di Giovanni Pisano, ma se ne allontana per l’abbandono dei riferimenti alla cultura classica, privilegiando un linguaggio più nervoso e movimentato, attento anche ad una certa resa del rapporto psicologico fra i vari personaggi della composizione.
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