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Domenico Piola (Genova, 1627-1703)
disegno
Matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, carta bianca.
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Domenico Piola (Genova, 1627-1703)
disegno
Matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, carta bianca.
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Ritratto di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova
Marcello Durazzo
Leoni, Ottavio
disegno
XVI - 1599 - 1599
D 2440
Unità di misura: mm; Altezza: 215; Larghezza: 159
pietra nera
Il fondo di ritratti su carta cerulea di Ottavio Leoni (Roma 1578-1630) conservato nelle collezioni civiche genovesi conta ben 50 fogli ed è di grande rilievo per qualità e per varietà cronologica, la cui realizzazione si può scalare nell’arco di tutta la carriera del maestro, tra la fine del Cinquecento e i primi trent’anni del Seicento. Assai vario è anche il ventaglio di personaggi che i ritratti documentano, un vivissimo spaccato della società romana di inizio Seicento, i cui nomi sono emersi grazie alla ricerca storico-artistica e alle scritte presenti sui fogli, alcune autografe, altre collezionistiche, talora parzialmente sbiadite e tagliate. Tra le figure "fotografate" da Leoni, nel fondo genovese vi sono ritratti di nobili, come quello di Vittoria Caetani dell’Aquila d’Aragona, del marchese Paris Pinelli o ancora di Alessandro VII Sforza Duca di Segni; ritratti di principi e principesse, come di Maria Felice Peretti o del Principe di Castiglione; di porporati, come di Monsignor Gerolamo Grimaldi, cardinale di Trinità dei Monti; ma anche di personaggi di diversa estrazione sociale, in vista nella Roma del tempo, come quello del compositore e organista Paolo Quagliati. Vi sono, poi, volti rimasti "anonimi", sia di aristocratici, sia di umili popolani e popolane: si citano, a titolo esemplificativo, i fogli con “Ritratti di un uomo e di una donna” o quelli con “Un monaco e un bimbo”, raffigurati singolarmente e poi sistemati a coppie entro un unico passe-partout di carta azzurra con elegante profilo dorato da un collezionista tra Sette e Ottocento. I fogli a Genova appartengono a diversi momenti dell’attività di Ottavio Leoni: vi sono ritratti più antichi, databili ancora sullo scorcio del Cinquecento e caratterizzati da contorni più marcati e continui, più insistiti, unicamente delineati a "matita" nera (ne è un esempio un “Ritratto di giovane uomo”); altri in cui al tratto di matita nera è affiancato il gesso bianco, come nel caso del celebre “Ritratto di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova”, qui raffigurato; altri, infine, databili all’ultima fase dell’attività dell’artista, tra secondo e terzo decennio del Seicento, in cui vi è un utilizzo più sfumato delle matite rosse e nere e del gesso, con passaggi più delicati e soffuse ombreggiature colorate: a questo momento appartengono, ad esempio, il Ritratto del Principe di Castiglione, o i due “Ritratti di un uomo e di una donna”, montati in unico passe-partout, in cui l’uso della matita rossa è fortemente caratterizzante. Alcuni dei disegni di Ottavio Leoni conservati al Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso - che arrivano tutti in collezione attraverso il Legato di Marcello Durazzo alla biblioteca civica nel 1848 - recano la scritta “Ulisse Aldrovandi 1799”, interessante indicazione di una precedente provenienza dalle raccolte del conte Ulisse Aldrovandi, mecenate, collezionista e dilettante di pittura di fine Settecento, della famiglia Aldrovandi Marescotti di Bologna. L’Aldrovandi, Accademico di Belle Arti insieme al fratello Carlo Filippo, era in contatto con artisti e letterati della sua città e aveva costituito una sorta di Accademia nella sua stessa dimora, dove aveva riunito dipinti - in particolare nordici - ma anche disegni, stampe e libri d’arte. Ritratto di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova.
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Domenico Piola (Genova, 1627-1703)
disegno
Matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, carta bianca.
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Lazzaro Tavarone (Genova, 1556-1640)
disegno
Matita nera, penna e inchiostro, pennello e inchiostro acquarellato, carta cerulea.
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Ottavio Leoni (Roma, 1578–1630)
Disegno
Matita nera, carta marroncina.
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Ottavio Leoni (Roma, 1578–1630)
Disegno
Matita nera e rossa, gesso bianco, carta marroncina.
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Ottavio Leoni (Roma, 1578–1630)
Disegno
Matita nera, gesso bianco, carta marroncina.
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Ottavio Leoni (Roma, 1578–1630)
Disegno
Matita nera, gesso bianco, carta marroncina.
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Ottavio Leoni (Roma, 1578–1630)
Disegno
Matita nera e rossa, pastello giallo, gesso bianco, carta cerulea controfondata.
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Ritratto del principe di Castiglione
Marcello Durazzo
Leoni, Ottavio
disegno
XVII - maggio 1629 - maggio 1629
D2439
Unità di misura: mm; Altezza: 231; Larghezza: 156
pietra nera
Il fondo di ritratti su carta cerulea di Ottavio Leoni (Roma 1578-1630) conservato nelle collezioni civiche genovesi conta ben 50 fogli ed è certamente di grande rilievo per qualità e per varietà cronologica: si tratta, infatti, di disegni di alto livello esecutivo, la cui realizzazione si può scalare nell’arco di tutta la carriera di ritrattista del maestro, tra la fine del Cinquecento e i primi trent’anni del Seicento. Assai vario è anche il ventaglio di personaggi che i ritratti documentano: un vivissimo spaccato della società romana di inizio Seicento. La ricerca storico-artistica e le scritte sui fogli (alcune autografe, altre collezionistiche, e talora parzialmente sbiadite e tagliate) hanno permesso in alcuni casi di dare un nome alle figure "fotografate" da Leoni: nel fondo genovese sono, tra i molti esempi possibili, ritratti di nobili, come Vittoria Caetani dell’Aquila d’Aragona, il marchese Paris Pinelli o ancora Alessandro VII Sforza Duca di Segni; ritratti di principi e principesse, come Maria Felice Peretti o il Principe di Castiglione; di porporati, come Monsignor Gerolamo Grimaldi, cardinale di Trinità dei Monti; ma anche di personaggi di diversa estrazione sociale, in vista nella Roma del tempo, come il compositore e organista Paolo Quagliati. Vi sono poi volti rimasti "anonimi", sia di aristocratici, sia di umili popolani e popolane: si citano, a titolo esemplificativo, i fogli con "Ritratti di un uomo e di una donna" o quelli con "Un monaco e un bimbo", raffigurati singolarmente e poi sistemati a coppie entro un unico passe-partout di carta azzurra con elegante profilo dorato da un collezionista tra Sette e Ottocento. I fogli a Genova appartengono a diversi momenti dell’attività di Ottavio Leoni: vi sono ritratti più antichi, databili ancora sullo scorcio del Cinquecento e caratterizzati da contorni più marcati e continui, più insistiti, unicamente delineati a matita nera (ne è un esempio un "Ritratto di giovane uomo"); altri in cui al tratto di matita nera è affiancato il gesso bianco, come nel caso del celebre "Ritratto di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova"; altri, infine, databili all’ultima fase dell’attività dell’artista, tra secondo e terzo decennio del Seicento, in cui vi è un utilizzo più sfumato delle matite rosse e nere e del gesso, con più delicati passaggi e soffuse ombreggiature colorate: a questo momento appartengono, ad esempio, il citato "Ritratto del Principe di Castiglione" o ancora due "Ritratti di un uomo e di una donna", montati in unico passe-partout, in cui l’uso della matita rossa è fortemente caratterizzante. Alcuni dei disegni del Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso - che arrivano tutti in collezione attraverso il Legato di Marcello Durazzo alla biblioteca civica nel 1848 - recano la scritta “Ulisse Aldrovandi 1799”, interessante indicazione di una precedente provenienza dalle raccolte del conte Ulisse Aldrovandi, mecenate, collezionista e dilettante di pittura di fine Settecento, della famiglia Aldrovandi Marescotti di Bologna. L’Aldrovandi, Accademico di Belle Arti insieme al fratello Carlo Filippo, era in contatto con artisti e letterati della sua città e aveva costituito una sorta di Accademia nella sua stessa dimora, dove aveva riunito dipinti - in particolare nordici - ma anche disegni, stampe e libri d’arte. Ritratto del principe di Castiglione.

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