L'autarca (aperto)

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

L'autarca (aperto)

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Credenza, 1923

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Vittorio Zecchin (Murano, 1878 - Venezia, 1947)

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Idolo del prisma, 1925

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Titolo dell'opera:

Idolo del prisma

Acquisizione:

Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Ferruccio Ferrazzi (Roma, 1891-1978)

Tipologia:

dipinto

Epoca:

1925 - 1925 - XX

Inventario:

GX1993.473

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 159; Larghezza: 93

Tecnica:

olio su tavola

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Descrizione:

«Per me è la bambola che vidi con Depero nello stupore di una sera a Milano, nella vetrina di un parrucchiere […]. Per me è questo nervoso prismatismo della nostra epoca che rivive rigido, perfido e fermo in quella fanciulla […]».
Così Ferruccio Ferrazzi ricordava nel 1931 la suggestiva visione che aveva ispirato Idolo del prisma, la sua opera più celebre, ritenuta uno tra i capolavori del Realismo Magico, corrente pittorica del Novecento italiano contraddistinta da inquiete atmosfere di sospensione. Mettendo al centro della composizione il motivo del prisma - spesso ricorrente nella sua ricerca pittorica - Ferrazzi elaborò, nella sintetica simultaneità di quest’opera, un’equilibrata dialettica espressiva tra riferimenti stilistici e iconografici alla tradizione rinascimentale e rimandi all’estetica boccioniana e alla meccanicità dei manichini di Depero, autore nel 1917 di un acquarello sul medesimo soggetto.
Nel ritrarre quest’inquietante ed enigmatica figura androgina, attraversata - nello straniante ribaltamento dei tagli prospettici - dai dinamici riflessi degli specchi, Ferrazzi adottò le fondamentali tensioni stilistiche della variegata cultura novecentista, sviluppando un personale processo di sintesi tra la sua moderna sensibilità estetica e i diretti richiami alla tradizione classica, allora prevalenti nel clima internazionale del “ritorno all’ordine”. L’artista romano riprese in particolare la tendenza a sfumare l’impianto realista della composizione pittorica nell’indeterminatezza percettiva di una straniante e ambigua rappresentazione: un ossimoro visuale frequente nella corrente del Realismo Magico. La tela raffigura una donna androgina circondata da specchi e con un prisma di vetro nella mano destra.

Vaso, 1914 c.

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Vittorio Zecchin (Murano, 1878 - Venezia, 1947)

Tecnica e misure:

Vetro colorato

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Zecchin, figlio di un vetraio muranese, frequenta l’Accademia a Venezia e in seguito si dedica, oltre alla pittura, alle arti applicate: vetri, mosaici, ricami, arazzi, mobili e ceramiche.
Nel 1912 inizia la sua collaborazione con Teodoro Wolf Ferrari, artista formatosi nell’ambito della Secessione monacense, con il quale espone a Monaco nel 1913 e alla Biennale di Venezia nel 1914 una serie di piccole lastre e vasi murrini eseguiti dagli Artisti Barovier (impresa familiare di maestri vetrai muranesi nata nella metà del XIII secolo con il nome di Barovier & Toso ). Allo stesso periodo è databile questo vaso, decorato a murrine, tecnica risalente all’epoca romana, che prevede la preparazione preliminare di una canna vitrea, composta da strati concentrici di vari colori, tagliata successivamente in piccoli segmenti.

Bianca (Dama con specchio), 1924

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Titolo dell'opera:

Bianca

Autore:

Messina, Francesco

Tipologia:

scultura

Epoca:

1924 - 1924 - XX

Inventario:

GG2008.2

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 47; Larghezza: 15; Profondità: 11,5

Tecnica:

bronzo

Descrizione:

In questa scultura, la cui impostazione iconografica fu ripresa nella Bianca con ventaglio, esposta alla Biennale di Venezia del 1932, Messina raffigurò nel 1924, a due anni dal loro primo incontro, Bianca Clerici Fochessati, sua futura compagna e musa ispiratrice, con la quale condivideva in quel periodo l’amicizia con Eugenio Montale. La slanciata figura di Bianca è risolta plasticamente con una dinamica leggerezza di matrice liberty, che già prefigura tuttavia l’approccio classicista della successiva produzione di Messina. Scultura in bronzo che raffigura Bianca Clerici Fochessati in piedi, avvolta in una lunga veste, nell’atto di sistemarsi il cappello sulla nuca.

La mattanza

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Aligi Sassu (Milano, 1912 - Pollença, 2000)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 145 x 200

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Firmato in basso a destra "Sassu"

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