Foto di Cristo scaccia i mercanti dal tempio

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Titolo dell'opera:

Cristo scaccia i mercanti dal Tempio

Acquisizione:

Maria Brignole-Sale De Ferrari 1874 Genova - donazione

Autore:

Barbieri, Giovanni Francesco detto Il Guercino

Tipologia:

dipinto

Epoca:

1634 - 1638 - XVII

Inventario:

PR 62

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 250; Larghezza: 311

Tecnica:

olio su tela

Ultimi prestiti:

GENOVA E GUERCINO. DIPINTI E DISEGNI DELLE CIVICHE COLLEZIONI - GENOVA - 1992
Le stanze del Cardinale. Caravaggio,Guido Reni, Guercino e Mattia Preti per il Cardinale Pallotta - Caldarola - 2009

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Descrizione:

La documentazione disponibile fornisce elementi piuttosto contraddittori riguardo alla genesi di questo dipinto. Da una parte, lo storiografo bolognese Carlo Cesare Malvasia (1678) lo dice commissionato a Guercino nel 1634 dal cardinale Giovanni Battista Pallotta per farne omaggio, al termine del suo mandato a Ferrara, a Francesco I d'Este, allora Duca di Modena, salvo poi non consegnarlo e tenerlo per sé, dall'altra, il Libro dei conti dell'artista tiene memoria del pagamento ricevuto quattro anni più tardi da Antonio Fabri per "il ritocco della coppia del Cristo che schaccia li venditori dal Tempio" da donare allo stesso Pallotta, che, a quel punto, ne avrebbe posseduti due quasi identici. Al di là del fatto che Malvasia possa essersi sbagliato e che la prima tela del 1634 possa essere effettivamente pervenuta al Duca di Modena (ma non compare nessun'opera simile negli inventari estensi), scarsi dubbi esistono sul diretto collegamento del soggetto del quadro alla figura del cardinale: infatti, la corda piegata brandita da Cristo nell'atto di scacciare i mercanti ricorda molto da vicino l'arma araldica dei Pallotta, caratterizzata da un "flagello nell'atto di colpire". Il paragone è talmente calzante che nelle carte del cardinale l'opera - forse giunta tra i suoi beni effettivamente solo nel 1638, grazie al "ritocco" pagato da Fabri? - è stata curiosamente registrata sotto la voce "Flagellum de funiculis", con una citazione dal Vangelo di Giovanni (2,15). Altrettanto sicuramente, l'opera oggi conservata ai Musei di Strada Nuova venne acquistata da Gio. Francesco I Brignole-Sale entro il 1684, a partire da un gruppo selezionato di opere un tempo appartenenti al cardinale Pallotta e successivamente, tramite le nozze di sua figlia, pervenute al marito di quest'ultima, il conte bolognese Gio. Gaspare Grassi. Lontano dall'essere una mera copia "tout court", il dipinto in questione sembra, dunque, costituire una rielaborazione di bottega - sono stati fatti i nomi di Bartolomeo Gennari e Matteo Loves - con l'intervento del maestro, forse limitato - anche a giudicare dalla cifra pagata da Fabri per il "ritocco" - all'esecuzione delle teste principali e di qualche altro elemento pregnante. Il restauro del 2009 ha peraltro effettivamente messo in luce la presenza di più strati pittorici, dei quali, tuttavia, alcuni riconducibili ai pesanti interventi di reintegrazione pittorica effettuati già a metà Ottocento da Giuseppe Isola e documentati. (Boccardo 2009, pp. 116-117) Per Turner (2017, pp. 496-497) si può trattare di un classico "bozzettone" di bottega, realizzato in preparazione del dipinto principale e per il quale il ritocco richiesto da Fabri doveva servire a colmare le parti lasciate solo, appunto, abbozzate. Il dipinto rappresenta Gesù, che impugna uno staffile, mentre scaccia i mercanti dal tempio.

Foto di cleopatra morente

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Titolo dell'opera:

Cleopatra morente

Acquisizione:

Brignole-Sale De Ferrari Maria 1874 Genova - donazione

Ambito culturale:

ambito emiliano

Autore:

Barbieri, Giovanni Francesco detto il Guercino

Tipologia:

dipinto

Epoca:

1648 - 1648 - XVII

Inventario:

PR 16

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 173; Larghezza: 237

Tecnica:

olio su tela

Ultimi prestiti:

Il Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, 1591-1666) - Bologna - 1968
Genova e Guercino. Dipinti e disegni delle civiche collezioni - Genova - 1992
El siglo de los genoveses e una lunga storia di arte e splendore nel palazzo dei dogi - Genova - 1999/2000
Guercino tra Sacro e Profano - Piacenza - 2017

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Descrizione:

Questo dipinto, in cui Cleopatra è colta nell’attimo estremo di farsi mordere da un aspide, pur di non subire l’onta della sconfitta e della prigionia, fu eseguito dal maestro nell’ultima fase della sua attività, quando, trasferitosi a Bologna dopo la morte di Guido Reni (1642), ne ereditò il ruolo di caposcuola e ne subì l’influsso, orientandosi verso una pittura di stampo classicista, volta a una maggiore idealizzazione delle figure cui si accompagna una progressiva riduzione della gamma cromatica e il frequente ricorso a colori pastello. La tela ben si accorda con questo rinnovato indirizzo stilistico, giocando abilmente sui toni di solo due tinte: il bianco per le lenzuola e per l’incarnato di Cleopatra e il viola per i cuscini, le cortine dell’alcova, disposte a sipario, come in una rappresentazione teatrale, e le gocce di sangue color di rubino che sgorgano dal petto della regina, che, ormai esangue è languidamente adagiata sulle coltri. Il dipinto è identificabile con quello citato nel libro dei conti del Guercino come “quadro di Cleopatra” pagato 125 ducati “il 24 marzo 1648 dall’ill.mo mons. Carlo Emanuele Durazzi”, cugino di uno Stefano Durazzo. Egli, come era tradizione per tanti porporati genovesi, ricoprì la carica di cardinale legato nei territori emiliani, soggetti allo stato pontificio. Tale continuità istituzionale - se non era genovese il legato, lo era probabilmente il vice legato - spiega la gran fortuna della pittura emiliana del seicento nelle collezioni della città ligure. Alla metà del Settecento dai Durazzo, attraverso vari passaggi ereditari, il quadro passò infine nella collezione di Gio. Francesco II Brignole–Sale, che la collocò nella quadreria del secondo piano nobile di Palazzo Rosso. Non sono ancora state chiarite le modalità del passaggio di proprietà dagli eredi di Carlo Emanuele II Durazzo, per il quale l'opera venne eseguita, alla quadreria di Gio. Francesco II Brignole-Sale a Palazzo Rosso, dove comparve già nel catalogo del 1756. L'accurato restauro del 1991 ha riportato l'opera alla sua raffinatissima e pur limitata gamma cromatica. Sono da segnalare i disegni in relazione a questo dipinto: quello interrogativamente attribuito a Guercino conservato a Besancon (inv. N. D. 2266), a penna e inchiostro, mostra la regina sdraiata su un fianco, la testa appoggiata a sinistra e nella destra - con maggior rispetto della fonte letteraria- l'aspide: se va riferito all'opera di Palazzo Rosso, si tratta di uno studio iniziale. Più interessanti gli altri due fogli, quello della collezione P. E n de Boer di Amsterdam, a penna e inchiostro, e quello di collezione privata statunitense. Nel disegno olandese risulta definito soprattutto il busto di Cleopatra, mentre non sembra che l'artista intendesse rappresentarla completamente sdraiata. Questo particolare è, invece, evidente nel disegno americano, dove compaiono anche il cuscino con le nappe e le cortine. Il dipinto rappresenta Cleopatra morente distesa su un letto mentre è morsa da un serpente.

Foto di Suicidio di Catone, Guercino

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Titolo dell'opera:

Morte di Catone

Acquisizione:

Maria Brignole-Sale De Ferrari 1874 Genova - donazione

Autore:

Barbieri, Giovanni Francesco detto il Guercino

Tipologia:

dipinto

Epoca:

1640 - 1641 - XVII

Inventario:

PR 61

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 118; Larghezza: 107

Tecnica:

olio su tela

Ultimi prestiti:

Il Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, 1591-1666) - Cento - 1991
Genova e Guercino. Dipinti e disegni delle civiche collezioni - Genova - 1992
Guercino. Il mestiere del pittore - Torino - 2024

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Descrizione:

Dal libro dei conti dell’artista risulta che per questo dipinto venne pagata una caparra di 20 scudi il 22 novembre 1640, mentre il saldo di 55 scudi fu registrato in data 7 dicembre 1641; in entrambi i casi è specificato il nome del committente: l'avvocato Marcantonio Eugeni, che, due anni più tardi, pagò a Guercino una cifra analoga per una Morte di Seneca, andata dispersa, ma chiaramente concepita in pendant con l'opera in esame. L’opera è stata, poi, identificata con il “quadro in tela rapresenta Catone Utecenze con cornice dorata” registrato nell’inventario post-mortem del cardinale Giovanni Battista Pallotta, del 1668 (Boccardo in Caldarola 2009, p. 120). È, dunque, dalla nipote ed erede del cardinale che il dipinto venne acquistato da Giovanni Francesco I Brignole-Sale sicuramente entro il 1684, anno in cui compare nell’inventario pertinente ai beni di quest’ultimo (Tagliaferro 1995, p. 299). Si conoscono due disegni, entrambi a penna e inchiostro, in relazione a questo soggetto: uno della Royal Library di Windsor (inv. N. 2816) dove, rispetto al dipinto, la mano destra di Catone è sollevata in modo da infiggere la spada in pieno costato; l'altro, conservato al Musée des Beaux-Arts di Digione (inv. N. D. G. 565), presenta, invece, in analogia con la tela di Palazzo Rosso, una tenda sulla sinistra e il braccio destro abbassato (Boccardo in Genova 1992, p. 70). Il dipinto rappresenta Catone con addosso un drappo rosso intento a pugnalarsi al ventre all'interno della sua tenda.

Foto di La Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e San Giovannino

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 - Milano, 1625)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 249 x 168

Foto di Ritratto del cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte, poi Papa Giulio III

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Prospero Fontana (Bologna, 1512-1597)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 98 x 79

Foto di Incontro di Gesù e Maria al Calvario

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Sisto Badalocchio (Parma, 1585-1647 circa)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 40 x 56

Foto di Tre monaci in adorazione del Crocifisso

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Alessandro Tiarini (Bologna, 1577-1668)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 60.4 x 48 x 1.5

Foto di Ritratto d’ uomo

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Amico Aspertini (Bologna, 1474 circa - 1552)

Tecnica e misure:

Olio su tavola, cm. 55 x 40

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Foto di Madonna col Bambino e due profeti

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 - Milano, 1625)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 132 x 114

Foto di Sacra Famiglia con San Giovannino e un Santo Vescovo

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (Ferrara, 1481 circa - 1559)

Tecnica e misure:

Olio su tela, cm. 43 x 33

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