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Villa Saluzzo Serra
Prospetto da sud.
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Villa Saluzzo Serra
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La notte
Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione
Duilio Cambellotti (Roma, 1876-1960)
stipo
1910 - 1925 - XX
GX1993.209
Unità di misura: cm; Altezza: 54; Larghezza: 80; Profondità: 40
legno di noce intarsiato e scolpito
Esposizione Internazionale - Roma, Piazza d’Armi - 1911
Biennale Internazionale delle Arti Decorative - Monza, Villa Reale - 19/05/1925 - 20/10/1925
La campagna laziale, con la sua “malia intensa formata di sogni primordiali, di tristezza e d’abbandono”, fu una tra le principali fonti di ispirazione per la poliedrica esperienza artistica di Duilio Cambellotti: lo stipo "La notte", esposto nella “Sala degli abitatori della campagna romana” alla Biennale internazionale di Monza del 1925, rappresentò l’opera più emblematica di questo suo arcaico immaginario estetico e culturale. In una stringente dialettica tra esperienze vernacolari, sperimentazioni avanguardistiche e citazioni classiche, le ricerche déco si espressero infatti attraverso una comune tendenza alla semplificazione formale e al rigore compositivo. La lirica idealizzazione dell’Agro romano, che nell’ambito della sua produzione di arredi si espresse attraverso la ripresa di autentici modelli della tradizione agreste – come attestato, alla mostra internazionale di Roma del 1911, dal suo allestimento per la Capanna dell’Agro Romano, dove furono esposti documenti etnografici e mobili realizzati dai contadini – svolse anche una fondamentale influenza sulla formazione artistica dei suoi allievi impegnati nel campo della ceramica, da Romeo Berardi a Roberto Rosati, da Renato Bassanelli a Melchiorre Melis. Lo stipo "La notte" – con le sue forme squadrate e compatte, le stilizzate rappresentazioni sui montanti delle contadine dell’Agro romano e la semplificazione ornamentale dei fregi in avorio ed ebano raffiguranti pecorelle in riposo – incarnò le principali tensioni espressive della nuova tendenza artistica emergente che, a partire dalla seconda metà degli anni Dieci, rigettò i modelli stilistici del liberty, in nome di nuove impostazioni compositive di ispirazione déco.
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Margherita di Savoia
Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione
Luigi Bistolfi (Acqui Terme, 1860 – Roma, 1919)
busto
1900 - 1900 - XIX
87.1066.6.1
Unità di misura: cm; Altezza: 49; Larghezza: 49.5; Profondità: 20
gesso dipinto
Nel 1900 Margherita di Savoia oltrepassò la cinquantina; dall’11 agosto 1900 dovette assumere il ruolo di regina madre, ma per tutti restò la prima regina d’Italia, da quando, nel gennaio 1878, il marito Umberto divenne re succedendo al padre Vittorio Emanuele II.
Di idee conservatrici, simpatizzante di Mussolini negli ultimi della sua vita, conclusasi a Bordighera il 4 gennaio 1926, Margherita fu uno dei personaggi più popolari di casa Savoia dal lontano 1868 quando, appena diciassettenne, era andata in sposa all’erede al trono. Istintivamente comunicativa, profondamente convinta dell’importanza del suo ruolo, contribuì al prestigio della dinastia sabauda e, in particolare, a farne uno dei simboli identitari e unificanti della nazione da poco costituita. Pittrice per diletto, appassionata di musica, amica di artisti, scrittori e poeti, tra cui il repubblicano Carducci, fu l’animatrice di un famoso “circolo” culturale nella capitale e assidua frequentatrice di mostre. Ci fu sempre Margherita dietro agli acquisti che il marito e il figlio fecero alle più importanti rassegne espositive dell’epoca e la Biennale di Venezia, la cui prima edizione si tenne nel 1895, era stata istituita due anni prima dal municipio lagunare proprio per celebrare i venticinque anni di matrimonio della coppia reale. Luigi Bistolfi ritrae Margherita di Savoia all’alba del nuovo secolo vestita con un’acconciatura e una veste di modello rinascimentale,
con il volto dall’ovale perfetto e l'incarnato levigato e diafano, e lo sguardo algido ed enigmatico.
Il ritratto è idealizzato, antinaturalistico e al di là di una connotazione temporale, che rivela l’adesione dello scultore ad alcune istanze del linguaggio simbolista e, al contempo, una marcata distanza da quella scrupolosità verista presente in altri suoi lavori.
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La cena dei rimasti
Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione
Potente, Carlo
dipinto
1924 - 1924 - XX
GD1993.46.1
Unità di misura: cm; Altezza: 185.5; Larghezza: 200
olio su tela
L’ovattata atmosfera di un modesto interno rurale; la cristallizzata immobilità dei personaggi in scena e una raggelata incomunicabilità tra di loro, che l’incombenza del malinconico paesaggio nevoso contribuisce ad enfatizzare. L’orrore della guerra può essere descritto anche attraverso la perturbante carica negativa dell’assenza: quella del giovane padre, forse ancora al fronte, ma di cui più probabilmente è già stato annunciato il decesso. Il grande dipinto di Potente, esposto nel 1924 alla XIV Esposizione Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, appare attraversato da una suggestiva atmosfera di sospensione atemporale, comune alle ricerche del Realismo Magico e qui esemplificata da una raffigurazione della madre con il bambino ispirata alle maternità della pittura italiana del Tre-Quattrocento. In quest’opera, tuttavia, il cortocircuito espressivo tra la prosaicità dell’ambiente e la lirica trasfigurazione scenica dei personaggi concorre a mettere in evidenza il dolore dei “rimasti”, vittime pietrificate della tragedia bellica. Questa grande tela raffigura una famiglia contadina a tavola, in attesa di consumare il pasto. Sullo sfondo una grande finestra vetrata mostra il paesaggio invernale esterno.
Indirizzo: Museo della Lanterna - Rampa della Lanterna
Data: da 01/08/2020 a 01/08/2020
Sabato pomeriggio visita guidata all’interno del complesso Monumentale della Lanterna, alla scoperta del simbolo di Genova.
Appuntamento alle ore 17 all’inizio della passeggiata che porta alla Lanterna, sulle banchine del porto commerciale, da dove si partirà per arrivare all’open air museum nel parco e al suggestivo museo nelle antiche fortificazioni, per finire alla terrazza panoramica ad ammirare tutta la città dall’alto.
Posti limitati, su prenotazione entro le ore 12 di sabato 1agosto su: www.gogenova.com/it/contacts/
Si seguiranno le norme vigenti circa il distanziamento e l’uso della mascherina
Si utilizzerà un nuovo sistema audio che permette di sentire il racconto della guida usando il proprio cellulare con le cuffiette personali
La visita non è adatta a persone con difficoltà motorie
In caso di maltempo la visita sarà annullata
Evento a cura di Go Genova Tours
Per informazioni: http://www.lanternadigenova.it/flash-tour-alla-lanterna/
Data: da 31/07/2020 a 18/09/2020
La storica dimora riapre al pubblico nei fine settimana, con la novità dell'orario serale del venerdì, dalle 14 alle 22 e il sabato e la domenica dalle 11 alle 19.
Ogni venerdì dalle 18 presso il Bonton Bistrot sarà possibile prenotare l’aperitivo, da gustare al tavolo oppure seduti liberamente nel parco rispettando le misure di sicurezza. Sabato e domenica, dalle 11 alle 19, è possibile prenotare la visita accompagnata per massimo 5 persone al costo di 6 € (comprensivo di ingresso e visita di 1h ca).
Saranno organizzati altri eventi virtuali e in presenza: dal 17 luglio sarà presentato online lo splendido Kazaridana del Capitano d’Albertis, lo scaffale giapponese restaurato.
Su prenotazione, in duplice fruibilità, sia in presenza che in modalità telematica, si può partecipare al laboratorio ludico-didattico Virtu-Reale rivolto a ragazzi e ragazze della scuola secondaria di 1° grado Segni, disegni e strumenti per viaggiare con il Capitano D’Albertis.
Orari di apertura:
Museo: venerdì 14-22, sabato e domenica 11-19.
Caffetteria: mercoledì e giovedì dalle 10 alle 18, venerdì 10-22, sabato e domenica 10-19.
Parco: da martedì a giovedì dalle 10 alle 18, venerdì dalle 10 alle 22, sabato e domenica dalle 10 alle 19.
Biglietti:
Intero € 6
Ridotto € 4,50 (5-12 anni - >65 anni (cittadini UE) - convenzionati, disabili)
Gratuito (bambini 0-4 anni, accompagnatori disabili)
Info e prenotazione:
castellodalbertis@solidarietaelavoro.it,
Telefono 010 2723820 (biglietteria museo, solo nelle giornate di apertura)
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Giuseppe Garibaldi
Leone Carlini 1933 - acquisto
Gallino, Gaetano
dipinto
1848 - 1848 - XIX
17
Unità di misura: cm; Altezza: 73.3; Larghezza: 64
olio su tela
Gaetano Gallino, genovese ed esule mazziniano, conobbe Garibaldi nel 1841 in Uruguay, combatté sotto il suo comando nella Legione Italiana a Montevideo e nel 1848, alla notizia dei moti rivoluzionari, tornò con lui in Italia. Qui l'Eroe dei due mondi è ritratto con la leggendaria camicia rossa, che adottò per la prima volta nel 1843 per equipaggiare i volontari della Legione Italiana. Ritratto di Giuseppe Garibaldi in camicia rossa.
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Bandiera dei Mille
Carabinieri di Genova 15 febbario1861 Genova - donazione
Anonymous
bandiera
1859 - 1861 - XIX
27
Unità di misura: cm; Altezza: 140; Larghezza: 190
seta ricamata
Le patriote napoletane donarono la bandiera a Garibaldi nel settembre del 1860; a sua volta il Nizzardo la diede con cerimonia ufficiale a Caserta il 19 ottobre dello stesso anno al corpo dei Carabinieri genovesi, che il 15 febbraio 1861 la consegnarono al sindaco di Genova, marchese Gerolamo Gavotti (vedi nn. 833, 834). Alla cerimonia ufficiale, rappresentarono i Carabinieri genovesi Antonio Mosto, Stefano Canzio, Bartolomeo Savi, Giovanni Fontana e Luigi Malatesta. Negli anni successivi, per volere dello stesso Garibaldi, fu esposta solo in particolari cerimonie patriottiche, come nel caso dei funerali di Giuseppe Mazzini, svoltisi a Genova il 17 marzo 1872. Garibaldi fece spesso riferimento a questo stendardo come alla "bandiera dei Mille". Dal 1915 la bandiera, detta “dei Mille”, è custodita al Museo del Risorgimento. La bandiera tricolore è realizzata con ricami in oro; da una parte, nella fascia bianca, campeggia Garibaldi con una figura femminile, allegoria dell'Italia, che addita il leone di San Marco in catene e un'altra figura simbolica. Ai quattro angoli sono presenti medaglioni ornati di foglie di quercia e di alloro, con all'interno i nomi di città significative nell'epopea dei Mille: Milazzo, Palermo, Catania e Napoli. Il verso della bandiera ha al centro lo stemma dei Savoia, con l'iscrizione e agli angoli quattro medaglioni con il nome di altre località: Calatafimi, Caiazzo, Reggio, Capua.
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Goffredo Mameli
Domenico Cozzani 1959 - acquisto
Induno, Domenico
dipinto
1849 - 1849 - XIX
40
Unità di misura: cm; Altezza: 42; Larghezza: 34
olio su tela
Poeta, scrittore e soldato, l’autore delle parole dell’Inno nazionale italiano fu l’anima di tutte le manifestazioni in Genova che sin dal 1846 miravano ad ottenere riforme costituzionali; corse in aiuto dei milanesi insorti contro gli austriaci nel marzo 1848, partecipò alla prima guerra di indipendenza e morì a soli ventuno anni nel 1849, durante la difesa della Repubblica Romana assediata dai francesi. Ritratto in primo piano di tre quarti di Goffredo Mameli.
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Il canto degli italiani
Mameli dei Mannelli, Goffredo
manoscritto
1847 - 1847 - XIX
A.I.M.G. 4-803
Misure mancanti: MNR
inchiostro-carta
Scritto nell’autunno del 1847 e musicato a Torino da Michele Novaro, è cantato per la prima volta in pubblico il 10 dicembre 1847 a Genova, durante la solenne processione a ricordo della rivolta del Balilla del 1746. Si diffonde immediatamente in ogni parte d’Italia, incarnando il sentimento nazionale unitario. È la prima stesura autografa dell’Inno nazionale italiano, contenuta all'interno di un quaderno personale del poeta.

Sede:
Comune di Genova - Palazzo Tursi
Via Garibaldi 9 - 16124 Genova
C.F. / P.iva 00856930102