Pianta di Venezia

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Gio Domenico Rossi, secolo XVII

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Incisione su carta, 38 x 87 cm

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Dalla prima metà del XIV secolo, i Veneziani si ritrovarono in prima linea a fronteggiare l’espansione dei Turchi Ottomani.
Essi, che sin dai tempi della quarta Crociata (1204) avevano sottratto all’Impero Bizantino numerose isole dello Ionio e dell’Egeo, si trovarono a perderle una a una.
Le guerre turco-veneziane furono sette. L’ultima - combattuta tra il 1714 e il 1718 - sancì la cessione definitiva della Dalmazia a Venezia da parte di un Impero ormai sulla via del tramonto.

 

Veduta di Navarino

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Veduta di Navarino

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Litografia su carta  

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Navarino è una cittadina greca sulla costa sud-occidentale del Peoloponneso. Perduta nel  1499, i Veneziani la riconquistarono temporaneamente nel corso della guerra di Morea (1684-89). Fu durante tale guerra che fu distrutto il Partenone di Atene dai Veneziani, in quanto gli ottomani lo usavano come deposito per le munizioni dei cannoni.

 

Veduta di Negroponte

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Veduta di Negroponte

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Litografia su carta  

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Eubèa o Evia è un’isola del mare Egeo, separata dalla Grecia da un braccio mare largo appena 40 metri. È probabile che il toponimo Negroponte – datole dai Veneziani – derivi dalle parole “niger” (nero) e “pontus” (mare), in riferimento al mare scuro e profondo che circonda l'isola. Negroponte diventò veneziana nel 1209 e lo rimase sino alla conquista turca avvenuta dopo un lungo assedio nel 1470.
Nel 1688 i Turchi resistettero ad un violentissimo assedio dei Veneziani, capeggiati da Francesco Morosini detto il Peloponnesìaco.

 

Pianta di Costantinopoli

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Lonati, secolo XVII

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Incisione, 44,5 x 67,5 cm

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La conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani (1453) fu un evento epocale e sconvolgente per l’intera Europa, segnando il crollo definitivo dell’antico Impero Romano d’Oriente. I sultani (rappresentati in effigie nella cornice) instaurarono, tuttavia, un dominio tollerante verso le minoranze etniche e religiose dell’Impero. Ne è una dimostrazione il quartiere di Pera, sulla riva orientale del Bosforo (a destra nella cartina). Antico insediamento di mercanti italiani, soprattutto genovesi, agli inizi del Novecento era ancora abitato da una comunità italo-levantina.

Veduta di Algeri

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Matthaus Seutter, prima metà del XVIII secolo

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Litografia colorata, 51 x 65 cm

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Algeri, sebbene sottomessa sin dai tempi antichi ai Romani, ai Bizantini e quindi agli Arabi, conservò sempre la sua identità berbera, pur nel contesto della comunità islamica. Nel 1529, dopo due secoli di occupazione spagnola dell’isola del Penon, prospiciente la città, gli abitanti si liberarono e dichiararono la propria sottomissione all’impero ottomano, di cui divennero l’avamposto militare a occidente.

Opera

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Mario Rossi

Tipologia:

Dipinto

Tecnica e misure:

Olio su tela

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At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti quos dolores et quas molestias excepturi sint occaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio cumque nihil impedit quo minus id quod maxime placeat facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat."

Gregorio De Ferrari, Sala dell'Estate

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Titolo dell'opera:

Volta della Sala della Primavera e volta della Sala dell’Estate

Autore:

De Ferrari, Gregorio

Tipologia:

affresco

Epoca:

1686 - 1687 - sec. XVII

Tecnica:

affresco

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Descrizione:

A partire dal 1686-1687 Gregorio De Ferrari si trova impegnato, con il suocero Domenico Piola, nella decorazione a fresco del secondo piano nobile di Palazzo Rosso, per la committenza di Gio. Francesco I Brignole Sale (1643-1694): a partire dal salone, passando per le quattro sale a levante fino ad arrivare alla loggia sud rivolta verso il mare, viene messo a punto un unitario e coerente progetto iconografico che ha come tema centrale la simbolica identità tra Apollo dio del Sole, che con il suo carro scandisce il ritmo delle giornate, e il committente Brignole Sale, il cui stemma araldico, un Leone rampante, coincide significativamente con il segno zodiacale dell’estate, la stagione del sole. La decorazione del salone, realizzata da Gregorio De Ferrari e fulcro di questo complesso sistema figurato, ruotava intorno alla mitica figura di Fetonte, figlio di Apollo, e recava agli angoli gli stemmi dei committenti, il Brignole e la moglie Maria Durazzo: purtroppo questa decorazione è andata distrutta a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Seguono i salotti dedicati alle allegorie delle Quattro Stagioni, iconograficamente connessi al piano simbolico generale quali emblemi del passaggio del tempo. Nei primi due ambienti, ancora di mano del De Ferrari, la Primavera e l’Estate trionfano al centro di due volte incorniciate da stucchi di Giacomo Maria Muttone: nella prima sala Venere, in atteggiamento lezioso e seducente, trionfa su Marte in volo mentre Cupido, emblema per eccellenza delle arti amatorie, dà fuoco alle fiaccole a cavallo di un cigno; tutt’intorno giovani fanciulle e festosi putti giocano tra i fiori, mentre sulla sinistra campeggia un leone, ancora un diretto richiamo all’arma araldica del committente. Nella seconda sala Cerere dea delle messi, in volo accanto a un putto che regge un grande fascio dorato di spighe, prevale sui venti invernali scacciati dall’Aura, mentre il centro della composizione è ancora dominato dalla figura di Apollo-Sole accompagnato da un leone, questa volta allusivo anche – come già nel salone – al segno dello zodiaco e dunque appunto all’estate, in un piacevole gioco di rimandi tra astrologia e celebrazione dinastica. Allegoria d'affresco della primavera e dell'estate.

Kazaridana o scaffale giapponese a intarsio

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Titolo dell'opera:

Mobile a intarsio

Acquisizione:

Enrico A. D'Albertis 1932

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Hakone, Giappone, 1875 - 1880

Tipologia:

armadio

Epoca:

XIX - 1875 - 1880

Inventario:

C.D.A 1583

Misure:

Tipo di misura: altezzaxlarghezzaxspessore; Unità di misura: cm; Valore: 171x72x32

Provenienza (nazione):

Giappone

Tecnica e misure:

Intarsio ligneo policromo

Utilizzo:

Arredo

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Descrizione:

Struttura lignea a ripiani, sportelli e cassetti, rivestita da intarsi lignei eseguiti con diverse essenze in vari colori naturali, in un vasto repertorio ornamentale di motivi geometrici e floreali. Questo interessante elemento di mobilio fu probabilmente acquistato dal Capitano d’Albertis durante il suo primo Giro del Mondo, negli anni 1877-1878. Rappresenta la piena evoluzione tecnica del pregevole intarsio ligneo a mosaico yosegi zaiku (寄木細工) tradizionalmente praticato fin dal 1635, cioè dall’inizio del periodo Edo (1600 - 1867), ad Hakone, cittadina situata sull’omonimo lago nei pressi del Monte Fuji, nella provincia di Odawara. Alimentato dalle immense riserve di legname pregiato del boscoso territorio circostante, questo artigianato artistico trae origine dalle antiche abilità e dalla cultura specifica dei carpentieri, falegnami e intarsiatori giapponesi che nel secolo VIII entrarono in contatto per la prima volta con i manufatti decorati a intarsio importati per i sovrani nipponici dalla Cina d’epoca Tang (618-906).

Sensoriale

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Titolo dell'opera:

Sala sensoriale

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Sala sensoriale

Tipologia:

installazione multimediale interattiva

Epoca:

2024 - 2024 - XXI

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Descrizione:

Sensoriale è un luogo dove il tempo è dilatato, lo spazio accogliente, i sensi finemente sollecitati. Nasce per accogliere e per fare un’esperienza orientata al benessere. La postazione si compone di singoli elementi da combinare in molteplici formazioni: cinque strumenti, una seduta morbida e un cuscino, ordinati secondo il principio geometrico d’armonia della serie di Padovan. Le videoproiezioni mostrano frammenti di luce e fiori. L’essenza di cedro favorisce la distensione psicofisica attraverso l’olfatto.

Mazza dei capi

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Titolo dell'opera:

Mazza dei capi

Acquisizione:

Enrico A. D'Albertis 1932

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Nuova Zelanda, seconda metà del XIX secolo

Tipologia:

mazza

Epoca:

XIX - 1851 - 1900

Inventario:

C.D.A. 492

Misure:

Tipo di misura: altezzaxlarghezzaxspessore; Unità di misura: cm; Valore: 36x12.7x2

Provenienza (nazione):

Nuova Zelanda

Tecnica e misure:

Legno

Utilizzo:

Cerimoniale/difensiva/offensiva Portata alla cintura, veniva tenuta con una mano e usata nei combattimenti e nelle cerimonie. Il fendente veniva inferto con il bordo convesso della lama. Cerimonie/combattimenti

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Descrizione:

Mazza piatta a forma di falcetto con manico a intaglio ornato da tre bombature. Le superfici sono decorate a intaglio da gruppi di tre linee alternati a triangoli in rilievo, disposti su tre registri obliqui separati tra loro da tre fasce orizzontali. Lungo il lato interno dell'arma è intagliata una figura stilizzata che simboleggia uno spirito mitologico collegato alla potenza spirituale dell’arma (mana), che aumentava in modo proporzionale ai successi nei combattimenti. La figura ha orecchini circolari, occhi, naso e una bocca simile a un becco da cui fuoriesce la lingua; le mani tridattili intrecciate stringono il corpo informe. Esperti nel combattimento corpo a corpo, i maori hanno ideato una grande varietà di mazze corte intagliate nel legno - denominate in modo generale patu - atte a sferrare colpi improvvisi e potenti dall’alto verso il basso. Secondo la forma e il materiale usato sono definite con un nome specifico. Ogni tipo di patu era modellato e proporzionato alla presa del possessore e aveva un nome proprio: la wahaika è un tipo distinto di patu, portato quotidianamente alla cintura, il cui termine significa "bocca di pesce". Queste armi erano tramandate di generazione in generazione come cimeli di famiglia.

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