Macchina inutile

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Titolo dell'opera:

Macchina inutile

Acquisizione:

Maria Cernuschi Ghiringhelli 1990

Autore:

Munari, Bruno

Tipologia:

installazione

Epoca:

1945 - 1945 - XX

Inventario:

716

Misure:

Unità di misura: cm; Altezza: 140; Larghezza: 45

Tecnica e misure:

Alluminio anodizzato, serigrafia, nylon, 140 x 45 cm

Ultimi prestiti:

Astrattismo in Italia nella raccolta Cernuschi Ghiringhelli - 1985 - Villa Croce, Genova

Torna al Focus:
Descrizione:

Bruno Munari è stato un grande sperimentatore, anche in direzione delle arti applicate. Incominciò a realizzare le prime “Macchine” dal 1933 e in quindici anni ne progettò 93, utilizzando tecniche derivate dalla produzione industriale di prodotti seriali. Le prime opere hanno titoli allusivi (“Macchine sensibili”, “Respiro di macchina”), che si trasformano poi ironicamente in “Macchine Inutili” a sottolineare la pura e unica funzione estetica slegata da qualsiasi funzionalità e efficienza.“Personalmente pensavo che sarebbe stato interessante liberare le forme astratte dalla staticità del dipinto e sospenderle in aria, collegate tra loro in modo che vivessero con noi nel nostro ambiente, sensibili alla atmosfera vera della realtà”.

Ben Vautier "Fluxus cannot save the world", 2002

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Titolo dell'opera:

Fluxus cannot save the world

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Ben Vautier (Napoli, 1935)

Tipologia:

murale

Epoca:

2002 - 2002 - sec.XX

Inventario:

4084

Misure:

Misure mancanti: MNR

Tecnica e misure:

Colori spray su muro

Ultimi prestiti:

The Fluxus Constellation - Museo di Villa Croce, Genova - 2002

Torna al Focus:
Descrizione:

Ben Vautier è un artista di Fluxus, un movimento che vuole portare l’arte nella vita fino alla coincidenza totale delle due sfere. Hanno fatto parte di Fluxus artisti internazionali tra loro molto diversi, da Joseph Beuys a Daniel Spoerri, da Nam June Paik a Ben Patterson. Ben Vautier partendo dai Ready mades di Marcel Duchamp, si appropria del mondo che lo circonda, comprese le opere di altri artisti, del suo proprio corpo e di quello degli altri, attraverso la sua firma e la sua caratteristica grafia corsiva che invade e copre ogni cosa dissolvendo il confine tra arte e vita secondo quell’ottica Fluxus che lo contraddistingue. L’opera nelle collezioni è un intervento su muro realizzato al museo nel 2002 per festeggiare i 40 anni del movimento. Nella sala a lui riservata, l’artista aveva installato molte sue opere riservandosi di intervenire direttamente su una parete, con bombolette spray di colori fluo. Riassume la sua poetica Fluxus con ironia considerata suo marchio di fabbrica.

Data: da 05/06/2020 a 08/06/2020

 

In occasione di ARCHIVISSIMA - La notte degli Archivi, GLI ARCHIVI RACCONTANO...

L’ Archivio Storico del Comune di Genova e  i Servizi Educativi e Culturali Palazzo DucaleFondazione per la Cultura presentano: Palazzo Ducale e dintorni.

Dal manoscritto Inventione di Giulio Pallavicino di scriver tutte le cose accadute alli tempi suoi [...] Lo  spunto  per  raccontare  la  condizione  della  donna  nella  Genova  dei  Dogi,  nel  diario  scritto  da Giulio  Pallavicino  tra  il  1583  ed  il  1589;  il  patrizio  genovese  giorno  per  giorno  appunta  vicende istituzionali, fatti quotidiani, di cronaca e di costume, epidemie, matrimoni e feste, restituendo con grande vivacità uno spaccato della società del suo tempo, tra cui la condizione della donna.

Le donne, i cavalier, l’armi, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto .

Le  dame  e  le  nobildonne  genovesi  ritratte  da  Alessandro  Magnasco  nella  tela  settecentesca Trattenimento in un giardino d’Albaro, sono lo spunto per raccontare magnificenza e povertà del variegato universo femminile genovese in antico regime. Diretta Facebook alle ore 18.45 del 5 giugno.

Il Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova (DocSAI) presenta: Moda, mondanità e costume nella Genova della Belle Époque

La figura femminile tra fine '800 e inizio '900, dal fondo Pipein Gamba del Centro DocSAI, Genova Manifesti pubblicitari, inviti a sontuose feste danzanti, foto d’epoca di caffè alla moda e figurini con eccentrici vestiti sono gli elementi costitutivi di questo racconto per immagini che ci porta nella Genova del periodo Liberty.

Al sito  www.archivissima.it gli eventi organizzati da Archivio Storico del Comune di Genova e Servizi Educativi e Culturali Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova (DocSAI)

 

 

Indirizzo: Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce - Via Jacopo Ruffini, 3

Data: da 19/06/2020 a 20/09/2020

 

A causa della sospensione degli eventi  e della chiusura dei Musei fino al 17 maggio 2020, in ottemperanza al Dpcm 198 del 8 marzo 2020, la mostra è rinviata a data da destinarsi.

 

 

Sirotti e i Maestri.
A cura di Anna Orlando, con la collaborazione di Studio Sirotti e Francesca Serrati.

Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce.
 

A quasi tre anni dalla scomparsa di Raimondo Sirotti (25 settembre 1934 – 1 maggio 2017) la città di Genova gli rende omaggio, con la prima grande retrospettiva sulla sua intera produzione, un evento espositivo articolato su due prestigiose sedi, Palazzo Ducale e Villa Croce, che copre un arco cronologico di circa sessant’anni, dall’immediato dopoguerra fino alle ultime tele.

Presente in moltissime mostre antologiche e protagonista di diverse personali in sedi anche istituzionali, non solo in Italia, di Sirotti viene studiata e proposta l’intera carriera, dagli esordi che vedono un importante momento formativo a Milano alla fine degli anni Cinquanta, fino al successo e ai numerosi incarichi pubblici a partire dagli anni Novanta.

Genova, che  ha visto Sirotti operare come artista, ma anche come docente e poi presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, è la città deputata ad accogliere questa importante mostra: a Palazzo Ducale, per il suo ruolo culturale baricentrico, e a Villa Croce, il Museo d’arte Contemporanea che conserva la più importante collezione di opere degli artisti liguri del XX secolo, nonché sede storicizzata e ampiamente riconosciuta per le più importanti mostre d’arte moderna e contemporanea a Genova.

Il progetto è diviso in due capitoli parimenti importanti e tra loro complementari.

A Villa Croce verrà indagato in modo totalmente inedito l’importante capitolo delle rivisitazioni dell’arte antica e del rapporto con i grandi maestri del passato, in primis del barocco genovese, ma anche con significativi esponenti del Novecento con cui, in modo più o meno esplicito, Sirotti si è confrontato. Alcune delle opere di confronto appartengono alla collezione permanente del museo, fornendo così una preziosa occasione di valorizzazione di un patrimonio civico.
L’incantevole sede di Villa Croce, che offre come valore aggiunto il suo rapporto stretto con il parco e il suo affaccio sul mare, come coronamento d’eccezione per il tema della natura costantemente al centro della ricerca di Sirotti, sarà letteralmente invasa dalle grandi e piccole variopinte, emozionanti e coinvolgenti tele di Sirotti.
È previsto il rapporto diretto con le opere da cui ha tratto ispirazione – dipinti di Valerio Castello, Anton Maria Vassallo, Giovanni Benedetto Castiglione – e la presenza di opere di forte impatto dimensionale come uno dei due grandi arazzi del Teatro Carlo Felice, ispirati a due dipinti del barocco genovese.

L’Accademia Ligustica di Belle Arti, nelle stesse date delle mostre di Palazzo Ducale e Villa Croce propone un evento espositivo dal titolo Uno, nessuno, centomila. Raimondo Sirotti, tra passato e presente, a cura di Giulio Sommariva, che intende richiamare la sua lunghissima attività di direttore e presidente della storica istituzione genovese, ma soprattutto di docente.

All’interno del progetto Sirotti 2020, il Museo Diocesano partecipa esponendo il ciclo della Via Crucis della parrocchiale di Bogliasco, opera eseguita da Sirotti come rivisitazione della Via Crucis del Tiepolo. L’evento espositivo è a cura di Grazia Di Natale e Paola Martini.

Il catalogo, curato da Matteo Fochessati e Anna Orlando è edito da Sagep.

Mostrarombi o Tavoletta del Timoniere

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Renato Crispo, secolo XIX

Tipologia:

Strumento scientifico

Tecnica e misure:

Legno e corda, raggio 22 cm

 

Nella marineria velica era uno strumento nautico per la navigazione stimata.
Si tratta di una tavoletta di legno su cui è dipinta o incisa la rosa dei venti, i cui rombi (le 32 direzioni di riferimento) recavano ciascuno una serie di otto fori. Durante i turni di guardia di 4 ore, allo scadere di ogni mezzora segnalato da una clessidra, il timoniere inseriva un piolo in uno dei fori del rombo corrispondente alla direzione della scia della nave (letta sulla bussola); un altro piolo annotava la velocità media tenuta, rilevata con il solcometro.
Lo strumento serviva per il “passaggio di consegne” tra i marinai, spesso analfabeti.
I piloti ricostruivano il tracciato giornaliero e registravano i dati sul brogliaccio di navigazione, allo scopo di registrare, e di conseguenza correggere, gli inevitabili scostamenti dalla rotta programmata, dovuti alle più svariate e imprevedibili cause.
   

Lapide con stemma di San Giorgio, Genova e famiglia Lercari

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Anonimo, 1453

Tipologia:

Scultura

Tecnica e misure:

Pietra, 55 x 112 x 7 cm

 

I Genovesi si stabiliscono a Cembalo (Balaklava), nella costa della Crimea, almeno dal 1344. Il possesso della colonia dura, quasi stabilmente, fino alla sua caduta, avvenuta nel 1475. La lapide ricorda che, alla caduta di Costantinopoli, iniziarono nuovi lavori di fortificazione destinati a segnare l’aspetto definitivo della colonia.
Murata su una delle torri, la lapide venne asportata dai bersaglieri italiani nel 1855, durante la guerra di Crimea; il generale Alfonso La Marmora la donò quindi a Genova.

 

L’imbarco della giovane greca

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Joseph Vernet (Avignone 1714 – Parigi, 1789)

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Incisione su carta, 40 x 60 cm

   

Nel Settecento, rispetto ai due secoli precedenti, il Mediterraneo orientale non è più una costa ostile. Riprendono i commerci e gli scambi, anche se la Sublime Porta tende a privilegiare un alleato secolare: la Francia.
Sebbene sulla via del tramonto, l'impero ottomano domina ancora su genti di origine europea che non vi si riconoscono: il nazionalismo è un sentimento che cova sotto la cenere e non tarderà ad esplodere. Tra di loro il popolo greco.

Veduta di Livorno

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Dunker Balthasar Anton (1746-1807), Eichler Mathias Gottfried (1748) e Hackert Jacob-Philipp (1737 - 1807)

Tipologia:

Stampa

Tecnica e misure:

Incisione su carta, 51 x 68 cm

Torna al Focus:


Livorno, nel Settecento, è ancora un porto di grande rilevanza nel panorama italiano, anche se i suoi anni migliori si situano tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, quando la sua espansione aveva oscurato lo scalo ligure. Due erano state le caratteristiche principali che ne avevano determinato lo sviluppo: l’accoglienza di mercanti appartenenti a minoranze etniche e religiose (ebrei, armeni, musulmani praticanti) e lo sviluppo del “Portofranco”, cioè la possibilità di stoccare merci gratuitamente in attesa di rivenderle sui mercati esteri.

Ottante di Hadley

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Richard Lekeux (1778 - 1839)

Tipologia:

Strumento scientifico

Tecnica e misure:

Legno d’ebano, alidada, ottone, avorio, cristalli, raggio 41 cm

Torna al Focus:

   
Gli strumenti di lettura dell’altezza degli astri erano in uso prima della scoperta del metodo per riconoscere la longitudine attraverso la misurazione coordinata degli astri e dell’orologio di bordo. Tuttavia, proprio questa scoperta rende necessaria una sempre maggiore precisione dello strumento e l’abilità dell’ufficiale nel leggerlo correttamente.
Gli ottanti erano strumenti complessi e richiedevano competenza ed esperienza. Non si affermarono facilmente in Italia: molto costosi, i capitani spesso li acquistavano all’estero e di seconda mano. Patrimonio personale dell’ufficiale di marina, venivano passati di padre in figlio, tanto che è possibile talvolta ricostruirne la storia dei proprietari.
L’ottante esposto (1787) è il più prezioso della collezione, anche grazie ai dati che ne permettono una perfetta identificazione.

 

Il cutter genovese “Venus”

Clicca qui per visualizzare l'immagine

Autore/ Manifattura/ Epoca:

Anonimo, secolo XIX

Tipologia:

Modello navale

Tecnica e misure:

Legno, corda, metallo, 20 x 39 x 122 cm

 

Il modello è una ricostruzione del cutter - imbarcazione veloce, a un solo albero - con il quale il corsaro genovese Giuseppe Bavastro, amico e collaboratore del generale francese Massena, riuscì a violare il blocco navale che gli Inglesi avevano posto nell’anno 1800 intorno a Genova.
Il modello presenta nel dettaglio l’armatura velica che lo rendeva straordinariamente veloce, oltre a interessanti dettagli come il salpa ancore orizzontale. Il cutter fu un tipo navale proprio della marina britannica, che lo utilizzava proprio per la caccia ai corsari. Esso non trovò molta fortuna in Liguria, dove venne utilizzata un'imbarcazione simile - il bovo - armato però con vele latine.

 

Iscriviti a