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Guido Galletti (Londra, 1893 - Genova, 1977)
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Guido Galletti (Londra, 1893 - Genova, 1977)
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I Teli della Passione in tessuto jeans
Dipinto
Fibra di lino tinta con indaco e dipinta a biacca
Per Vassili Kandinsky il blu era un impulso dell’uomo alla ricerca della sua natura intima: un colore che attira l’uomo verso l’infinito e risveglia un desiderio di purezza e una sete di soprannaturale. Lo stesso pensiero deve essere stato inconsciamente condiviso dai committenti dei teli, concepiti per raffigurare la Passione di Cristo.
Le tele blu, dipinte a monocromo, si collocano in un punto difficilmente precisabile tra devozione popolare e arte colta: provenienti dall’abbazia di San Nicolò del Boschetto in Val Polcevera, sono realizzati in fibra di lino tinta con indaco e dipinti a biacca (tempera bianca a base piombo) e possono essere considerati a pieno titolo illustri antenati delle tele di Genova o jeans. Si tratta di quattordici teli databili tra il 1538 e la fine del XVII secolo. Si ispirano alle incisioni di Albrecht Durer raffiguranti la Piccola Passione pubblicate nel 1508-1512. Acquistati nel 2001 dallo Stato Italiano, fanno parte della Collezione tessile della Soprintendenza della Liguria che li ha collocati in deposito temporaneo presso il Museo Diocesano. Gli studi più recenti ritengono che questi teli costituissero il “sepolcro” o altare della Reposizione, ossia un apparato effimero per la Settimana Santa: venivano probabilmente allestiti in chiesa a formare una piccola cappella per la devozione dei fedeli.
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La morte
Mitchell Wolfson Jr. 2007 Genova - donazione
Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato, 1859 - La Loggia, 1933)
scultura
1901 - 1933 - XX
87.1111.6.1
Unità di misura: cm; Altezza: 72,5; Larghezza: 63; Profondità: 50
gesso
Nei bozzetti preparatori "La Vita e la Morte. Verso la luce" realizzati da Bistolfi per la tomba Abegg di Zurigo si possono ravvisare somiglianze con l’immagine de "L’Alpe" del suo monumento funebre per Giovanni Segantini a Saint-Moritz (1899-1906). L’opera, con dedica incisa sulla base “All’amico Perrod”, collezionista di arte piemontese, rappresenta il dettaglio plastico del modello in gesso a figura intera, conservato presso il Museo Civico di Casale Monferrato ed esposto alla Biennale di Venezia del 1914. Di tale busto esiste anche una versione in marmo presso ilo Museo di Arte Italiana di Lima.
Nella seducente figura femminile emerge l'adesione dell'artista ai caratteri stilistici del liberty, termine con cui, prendendo spunto dal nome dell’atelier londinese di Arthur Lasenby Liberty, si definì in Italia lo stile art nouveau. In questo bozzetto preparatorio in gesso per la tomba Abegg di Zurigo si ritrova l’espressione di un innovativo rapporto plastico con lo spazio. La figura femminile rappresentata a mezzo busto volge la testa verso l'alto, con una delicata torsione del collo.
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Collana in faience
Manufatto
Faience
Questa collana è formata da elementi tubolari, perle e pendenti in faience. I ciondoli hanno forma di fiore di loto, che nel mondo egizio rappresentava il ciclo della vita.
La faience egizia è un materiale vetroso ottenuto principalmente dalla silice macinata ricoperta da un sottile strato di vetro azzurro, colorato grazie all'aggiunta di rame o cobalto. Anche la corazza magica posta sul corpo della mummia di Pasherienaset è composta da perline di faience.
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Testa di sovrano
Scultura
Quarzite, h. cm 16,5
Questa testa di Età tarda, esposta nella sala Egizia, è stata scolpita nella quarzite e rappresenta un faraone. Il sovrano indossa la cosiddetta “corona azzurra”, una sorta di elmo che secondo la tradizione poteva essere rivestito di pelle di struzzo e decorato con borchie di metallo. Nella parte centrale del copricapo si vede l’ureo, una decorazione a forma di cobra che simboleggiava la forza e la potenza del faraone. L’ureo era inoltre emblema della dea Uadjet, che proteggeva il Basso Egitto, e dell’Occhio di Ra, amuleto che annientava i nemici del dio-sole e del re.
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Rhython del pittore di Brygos
Ceramica attica a figure rosse
Terracotta
Questo straordinario vaso da banchetto raffigura un ariete con tratti molto naturalistici. Sul collo è rappresentata una scena di banchetto: da sinistra troviamo un ragazzo appoggiato su due cuscini che suona il flauto e un personaggio con barba che si appoggia sul braccio sinistro tenendo in mano una coppa nera e alza con la destra una coppa bianca. Dietro di lui è appoggiata una lira, uno strumento musicale a corde. Il terzo personaggio è un ragazzo che si appoggia sul braccio sinistro con un vaso in mano e l’altro braccio teso in avanti. Durante i banchetti erano frequenti momenti musicali e giochi tra i partecipanti . Il bicchiere è attribuito al pittore di Brygos, attivo ad Atene nel 5° secolo a.C.
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Teste di Cerere e Apollo
Scultura
Marmo
Queste due piccole teste di Cerere e Apollo decoravano il teatro di Libarna, costruito nel 1° secolo d.C.
Cerere ha il volto ovale, leggermente asimmetrico a destra, gli occhi sono grandi con palpebre carnose, il naso ha profilo netto e la bocca è dischiusa. I capelli sono pettinati con la riga centrale e formano onde che ricadono lungo il collo. Sopra la testa c’è una corona doppia con spighe di grano, simbolo di Cerere, dea dell’agricoltura.
Anche Apollo ha il volto ovale leggermente asimmetrico, senza barba con occhi grandi e bocca piccola dischiusa. I capelli sono folti con lunghe ciocche laterali e sormontati da una corona a quattro punte incompleta.
Le due teste hanno dimensioni e caratteristiche simili e furono realizzate dalla stessa bottega intorno al 140 d.C..
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Livia
Scultura
Marmo lunense, h. cm 31
Questo ritratto imperiale proviene dalla città romana di Luni (SP) ed è tradizionalmente attribuito a Livia, la moglie di Augusto.
Il volto in marmo bianco, fortemente idealizzato e leggermente voltato a destra, è triangolare, allargato alle tempie e sormontato da una pettinatura a scriminatura centrale con il diadema e la benda di lana bianca, segni di dignità sacerdotale e potere.
L'attribuzione a Livia si basa proprio sulla presenza di diadema e benda di lana, riservati a sacerdoti e imperatori: Livia infatti, ottenne il titolo di Augusta e di sacerdotessa del Divo Augusto nel 14 d.C.
Le fonti storiche raccontano che Livia andò in sposa al futuro primo imperatore di Roma a 18 anni, con un matrimonio e due figli alle spalle. Ebbe un ruolo importante nella vita politica di Augusto anche se alcuni autori antichi la accusano di aver ucciso tutti i discendenti e Augusto stesso.
Altri studiosi attribuiscono invece il ritratto ad Antonia Minor, nonna di Caligola, altra figura della famiglia Giulio-claudia. Secondo questa ipotesi sarebbe stato realizzato tra il 37 e il 39 d.C. quando, come Augusta, le furono tributati particolari onori dal nipote Caligola.
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Anfore romane dal Mar Ligure
Manufatti
Terracotta
Queste anfore romane in terracotta datate 2°-1° secolo a.C., sono state ritrovate nei fondali lungo la costa ligure. Le anfore potevano contenere olio, vino, frutta, salse, miele e venivano stivate nel fondo delle navi. Avevano tappi di sughero o in ceramica e potevano riportare sulla superficie scritte o marchi di produzione. L’anfora è il contenitore da trasporto tipico del mondo antico e può avere forma affusolata o globulare con due grandi manici e il fondo appuntito. Nel mare di Pegli, di fronte al Museo, fu scoperto nel 1952 il relitto della Pria Pulla che comprendeva anfore e piatti ritrovati ancora impilati così come sono esposti in Museo.
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Poltrona per la stazione marittima Andrea Doria
Autorità Portuale di Genova 1998 Genova - donazione
Luigi Vietti (Novara, 1903 - Milano, 1998)
poltrona
1932 - 1933 - XX
GG1998.1
Unità di misura: cm; Altezza: 72; Larghezza: 60; Profondità: 66
legno di noce lamellare curvato
Quinta Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne - Milano, Palazzo dell’Arte - 6 maggio 1933
Vietti presentò alla V Triennale di Milano del 1933 il modello di poltroncina da lui realizzato e già utilizzato nell’arredo della stazione marittima Andrea Doria di Genova, operativa da alcuni mesi ma inaugurata ufficialmente il 28 ottobre 1933. Realizzata in legno multistrato lamellare curvato, la sedia è ispirata alle celebri sedute a sbalzo in legno di betulla e compensato che l’architetto finlandese Alvar Aalto aveva ideato a partire dal 1929 e che furono esposte nella sezione finlandese alla successiva Triennale, nel 1936.
Tali poltroncine convivevano con mobili d’impianto razionalista nella sala di soggiorno dell’appartamento per una famiglia, posizionato al quinto piano, dell’Abitazione tipica a struttura d’acciaio, presentata dal gruppo degli architetti liguri guidato da Luigi Vietti e Luigi Carlo Daneri e di cui facevano parte anche Fineschi, Zappa, Morozzo della Rocca, Vicoli, Crosa di Vergagni e Haupt.
La forma semplice e funzionale e la scelta del materiale rendevano il design di questa poltrona perfetto per la produzione industriale in serie. Questa attenzione ai nuovi processi produttivi contraddistingueva la complessiva proposta di Vietti, come non mancò di sottolineare Luigi Carlo Daneri: “L’arredamento è interessante per la presenza di numerosi mobili scomponibili e sovrapponibili, da disporsi secondo le necessità e la volontà dell’inquilino; gli armadi sono tutti di un unico tipo per produzione standardizzata e si possono tanto accostare che sovrapporre”. Poltroncina in legno di noce di ideazione razionalista.

Sede:
Comune di Genova - Palazzo Tursi
Via Garibaldi 9 - 16124 Genova
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