Kabuto, l'elmo giapponese

Fin dal Periodo Heian (794-1185) il tipico elmo giapponese ha il coppo conformato a scodella (hachi), composto di piastre triangolari accostate con gli orli ribattuti gli uni sugli altri così da formare un sistema di giunture a costole (suji).  
Questo tipo è denominato sujikabuto, "elmo a costole" e, pur essendo abbastanza leggero, è notevolmente rigido e offre ottima resistenza ai fendenti di spada. Quando l’elmo è rinforzato da bugne digradanti disposte lungo le piastre, è detto hoshikabuto, "elmo a stelle". Alla sommità del coppo veniva solitamente praticato un orifizio detto hachimanza, spesso ornato d’una o più ghiere sovrapposte a forma di crisantemo stilizzato. Gli accessori di cui l’elmo era munito erano indispensabili per accrescerne la funzione protettiva. Una falda paranuca (shikoro), attaccata sul retro dell’elmo proteggeva il collo: era formata da due o più lame curve in ferro laccato di diametro gradatamente crescente, che essendo congiunte tra di loro orizzontalmente con robusti lacci piani di seta intrecciata colorata, potevano ritrarsi senza opporre resistenza ai movimenti della testa e delle braccia. Due risguardi laterali a sventola (fukigaeshi), ottenuti talvolta ripiegando all’indietro la prima lama dello shikoro, riparavano le tempie. La visiera (mabisashi), fissata con rivetti, spesso era internamente laccata in rosso.    
Le decorazioni erano di due tipi: stemmi (mon) e fregi (date). Lo stemma del clan feudale al quale il guerriero apparteneva compariva sui due risguardi, dipinto in oro su fondo di lacca nera oppure applicato, fatto a traforo e cesello in lastra di metallo dorato.  
I fregi si potevano sistemare in quattro diverse posizioni: il maedate fregiava la parte frontale; il wakidate si fissava sui due lati, dietro ai risguardi a sventola; il kashiradate sormontava l’orifizio hachimanza; l’ushirodate veniva montato sul dietro, al di sopra del paranuca. Spesso il fregio frontale era del tipo kuwagata generalmente piatto, in ottone o lega di rame dorato a forma di mezzaluna, corna o antenne.

Gli elmi erano riservati ai daimyō e ai samurai, mentre i soldati di rango inferiore portavano jingasa, cappelli da guerra in ferro, cuoio o cartapesta laccata. Talvolta questi cappelli servivano anche ai daimyō durante le esercitazioni ed erano perciò ben lavorati e robusti almeno quanto gli elmi. La forma più consueta, detta ichimonji, è ad ampia falda rotonda e parete conica.
Accompagnavano e completavano l’elmo maschere complete, che proteggevano totalmente il volto, denominate menpo, oppure mezze maschere (hoate) che riparavano la metà inferiore del volto ed avevano talora aspetto terrificante o furente, essendo perciò denominate ressei menpo.