Duilio Cambellotti "La notte"

La notte

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Autore/ Manifattura/ Epoca:

Duilio Cambellotti (Roma, 1876-1960)

Tecnica e misure:

Noce con decorazioni in avorio e ebano, 54 x 80 x 40 cm

Collocazione:

Primo piano, sala "Duilio Cambellotti e l’ambiente romano degli anni Venti" (n. inv. GX1993.209.209)

Provenienza:

Donazione Mitchell Wolfson Jr, 2007

Tipologia:

Arredo

 

Se la campagna laziale, con la sua “malia intensa formata di sogni primordiali, di tristezza e d’abbandono”, fu una tra le principali fonti di ispirazione per la poliedrica esperienza artistica di Duilio Cambellotti, lo stipo La notte, esposto nella “Sala degli abitatori della campagna romana” alla Biennale internazionale di Monza del 1925, rappresentò l’opera più emblematica di questo suo arcaico immaginario estetico e culturale.

La lirica idealizzazione dell’Agro romano che nell’ambito della sua produzione di arredi si espresse attraverso la ripresa di autentici modelli della tradizione agreste - come attestato, alla mostra internazionale di Roma del 1911, dal suo allestimento per la Capanna dell’Agro Romano, dove furono esposti documenti etnografici e mobili realizzati dai contadini - svolse anche una fondamentale influenza sulla formazione artistica dei suoi allievi impegnati nel campo della ceramica, da Romeo Berardi a Roberto Rosati, da Renato Bassanelli a Melchiorre Melis.

Con le sue forme squadrate e compatte, le stilizzate rappresentazioni sui montanti delle contadine dell’Agro romano e la semplificazione ornamentale dei fregi in avorio e ebano, raffiguranti pecorelle in riposo, lo stipo La notte incarnò inoltre le principali tensioni espressive della nuova tendenza artistica emergente che, a partire dalla seconda metà degli anni dieci, rigettò i modelli stilistici del liberty, in nome di nuove impostazioni compositive.

In una stringente dialettica tra esperienze vernacolari, sperimentazioni avanguardistiche e citazioni classiche - spesso risolte con forme ironiche, moderne e seducenti, come nel caso della produzione ceramica di Gio Ponti per la Richard Ginori e di Guido Andlovitz per la Società Ceramica Italiana di Laveno - le ricerche déco si espressero infatti attraverso una comune tendenza alla semplificazione formale e al rigore compositivo.