Con l’acquisto nel 2021 da parte del Ministero della Cultura di alcune opere di Umberto Bellotto (Venezia 1882-1940), divenute di pertinenza della collezione della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia e successivamente passate in deposito temporaneo alla Wolfsoniana, si è proposto nelle sale del museo un percorso espositivo dedicato alle creazioni del maestro veneto e dei principali artisti italiani del ferro battuto nel Novecento.
Alle opere di Bellotto afferenti alle collezioni della Wolfsoniana – un vascello dalla leggera e svolazzante struttura, sospesa su un supporto a stelo, e due piatti con inserti centrali in vetro raffiguranti pesci – sono stati affiancati un tripode sormontato dalle sagome di un gallo e di un ramo a foglie lanceolate; due esemplari di quei “connubi” nei quali, con eleganza e leggerezza, Bellotto faceva dialogare le sue mosse ed energiche volute in ferro con le creazioni in vetro degli Artisti Barovier e dei Fratelli Toso e un lampadario in ferro battuto con coppa in vetro soffiato, visibile dal ballatoio del secondo piano.
A tali opere si è aggiunto, a seguito del restauro sostenuto dalla famiglia Vitiello, un piccolo cancello a due ante, il cui schema compositivo e iconografico rimanda ai riccioli, alle volute e agli stilizzati motivi floreali e faunistici che improntarono le grate, i cancelli e le ringhiere realizzati da Bellotto a Venezia e al Lido. Caratterizzato da un simmetrico impianto decorativo, il cancello propone un motivo centrale a coppa da cui fuoriescono zampilli e volute in lamina di ferro sbalzata: un tema iconografico ricorrente nella cultura déco che Bellotto riprese in diverse sue creazioni, come nel caso della scala interna del caffè Ortes di Venezia (1924) o della porta in ferro e vetro nella Galleria al piano nobile del Ministero di Grazia e Giustizia di Roma (1928). Il tema della “fontana gelata”, paradigmatico del gusto déco, si ritrova anche nella Fontana con zampilli d’acqua e uccellini di Carlo Rizzarda (Feltre 1883 – Milano 1931), di cui si presenta pure un Portalampada da tavolo del 1926 circa.
Il percorso dedicato ai maestri e alle botteghe del ferro battuto include infine due piastre in ferro traforato e forgiato dell’Officina Matteucci di Faenza che, attiva sin dal XVII secolo, si distinse nel corso del Novecento per un rinnovamento in chiave moderna della propria produzione, e una fioriera attribuita ad Alessandro Mazzucotelli e databile intorno al 1910.


